The Wonders of Palaeontology 3
Grand Tour of the Italian regions
The Palaeontologist in Progress (PaiP) group, in collaboration with the Executive Council of the
Italian Paleontological Society, è lieto di annunciare la terza call di Paleoarte “Le Meraviglie della
Palaeontology: grand tour delle regioni italiane”. La call è stata finalizzata a raccogliere contributi paleoartistici
dedicati alla rappresentazione delle specie candidate all’iniziativa Fossili Regionali initiative.
L’iniziativa si pone il duplice obiettivo di diffondere e far conoscere al pubblico
of paleoartists in visually reconstructing the past, while also highlighting and celebrating Italy’s rich
palaeontological heritage.
Selection Committee:
- Alessio Baglioni (curator of Fossili Regionali website and PaiP coordinator)
- Dr Elena Ghezzo (curatrice della collana di libri ‘Paleo Stories’ e ricercatrice in Palaeontology presso l’Università di Padova);
- Prof. Adriano Guido (professore di Palaeontology presso l’Università della Calabria e consigliere SPI);
- Prof. Daniele Scarponi (professore di Palaeontology presso l’Università di Bologna e consigliere SPI);
- Dr Leonardo Sorbelli (ricercatore in Palaeontology presso il Museum für Naturkunde di Berlino ed ex referente PaiP);
- Simone Zoccante (paleoartist)
Explore the page and discover the selected artworks.
Abruzzo
Taxa:
Abruzzoichthys erminioi, Euphausia sp.
Medium:
Digital painting (RGB)
Description:
L’opera è ambientata in Abruzzo nel Miocene medio (circa 13 milioni di anni fa). Nelle profonde acque, che all’epoca coprivano il territorio abruzzese, troviamo un esemplare di Abruzzoichthys erminioi is depicted preying on a krill of the genus Euphausia using the luminous barbel located beneath its lower jaw.
Taxon:
Prolagus cf. apricenicus
Medium:
Pencil drawing (shading and blending)
Description:
La mia prima rappresentazione originale, basata sugli studi che condussi per la mia tesi magistrale riguardo proprio questo particolare lagomorfo! Il nome dell’opera si ispira al fatto che questa specie, insieme all’ P. imperialis, fu soggetta al fenomeno di gigantismo insulare (con tanto di ipotetica zattera di fortuna sullo sfondo). Stando alle conclusioni tratte da allora, sembra che si spostasse per lo più saltando, da qui la mia scelta di raffigurarlo in un habitat roccioso e scosceso come alcune specie odierne di ocotonidi.
Basilicata
Taxon:
Neogoneplax bradanica
Medium:
Digital painting
Description:
This artwork depicts a reconstruction of Neogoneplax bradanica, based on a fossil crab discovered in Montalbano Jonico (Basilicata). The specimen was initially assigned to Gonaplax rhomboides and was later reclassified within the genus Neogoneplax. L’illustrazione integra la ricostruzione anatomica e una piccola scena ambientale interpretativa.
Calabria
Taxon:
Metaxytherium serresii, Zygophyseter varolai
Medium:
Digital painting
Description:
Ho provato a ricreare i bassi fondali caldi e tropicali dell’oceano della Tetide durante il Miocene, dove gruppi di Metaxytherium fed on seagrasses and algae. In the background, a few Zygophyseter, ancient relatives of modern sperm whales, can be seen sharing the same habitat.
Lazio
Taxa:
Palaeoloxodon antiquus, Pachycrocuta brevirostris, Olea oleaster
Medium:
Digital painting (Adobe Fresco on iPad)
Description:
Nelle praterie del centro Italia del Pleistocene medio, all’incirca 400.000 anni fa, all’ombra di alcuni esemplari di Olea oleaster, l’ulivo selvatico, un Paleoloxodon antiquus bursts into a group of Crocuta crocuta spelaea, nel tentativo di salvare un piccolo conspecifico. Le cosiddette iene delle caverne, costrette forse dalla fame a portare un attacco inusuale verso una specie difficile da gestire, faticano non poco a contenere l’azione dell’elefante adulto. Difficilmente la caccia porterà risultati positivi, complice anche l’intervento di altri componenti proboscidati del gruppo, in avvicinamento.
Taxa:
Palaeoloxodon antiquus, Corylus avellana, Fagus deucalornis, Rumex acetosa, Calluna vulgaris, Pinus sylvestris and other representatives of the Asteraceae and Papaveraceae families.
Medium:
Oil painting on canvas
Description:
L’opera, dal titolo “Un Luglio ormai passato”, è un dipinto ad olio su tela, realizzato da me quest’anno (2026), in cui sono raffigurati due esemplari di Palaeoloxodon antiquus Falconer & Cautley, 1847, un padre e il suo piccolo. I due si tengono per la proboscide mentre camminano sereni all’interno di un ambiente di campagna, tipico del tardo Pleistocene italiano (circa 130.000 anni fa). Oltre ai due elefanti ho quindi scelto di rappresentare alcuni taxa della possibile flora di quel periodo (Marinetto et al. 2015; Pearce et al. 2023), come Corilus avellana (Betulaceae) in the right foreground, Fagus deucalornis (Fagaceae) behind the adult P. antiquus , Rumex acetosa (Polygonaceae) in the lower centre, Calluna vulgaris (Ericaceae) in the left foreground, and Pinus sylvestris (fam. Pinaceae) a sinistra, nonché altre piante come quelle della famiglia delle Asteraceae e delle Papaveraceae. Il fossile è stato scelto in quanto rappresentativo della regione in cui vivo, il Lazio, a cui sono particolarmente legato. Gli studi anatomici sono stati effettuati attraverso studi di Palombo & Marano (2017) e confrontati con l’anatomia di Elephas maximus (Shindo & Mori, 1956).
Liguria
Ursus spelaeus (sottospecie presunta ladinicus)
Medium:
Oil on paper
Description:
La scena è ambientata nella grotta delle Conturines, nell’odierno Alto Adige (presso San Cassiano), circa 50 mila anni fa. Mentre nubi tempestose avvolgono minacciosamente le Dolomiti in una coltre oscura, un fulmine cade su una cima che guarda la vallata antistante il monte oggi conosciuto come Conturines, illuminandola brevemente. Proprio in quell’istante, una creatura solitaria osserva indisturbata e solenne il fenomeno, da una grotta situata a quasi 2800 metri di altitudine, suo rifugio sicuro.
Questa grotta, custodirà dal Pleistocene fino alla scoperta nei nostri giorni, avvenuta casualmente nel 1987 durante un’escursione, numerosissime vestigia di questi giganteschi plantigradi del passato. Infatti, la specie in questione è il cosiddetto Ursus ladinicus, che, sebbene la questione sia ancora ampiamente oggetto di dibattito nella comunità scientifica, viene considerato una sottospecie vera e propria di Ursus spelaeus, per via di alcune caratteristiche morfologiche uniche come le dimensioni leggermente inferiori (comunque decisamente più grande di qualunque orso bruno euroasiatico) e l’evoluzione dei premolari in molari (che suggeriva una dieta quasi esclusivamente vegetariana).
The discovery of U. ladinicus, che prende il nome dalle comunità di lingua ladina che abitano da secoli quelle zone, ricopre un ruolo piuttosto importante nello studio della megafauna pleistocenica nostrana e dei relativi habitat, in quanto -dal punto di vista paleoecologico- è anche indicativa di un periodo interglaciale che permise agli orsi delle caverne di raggiungere stabilmente per centinaia di migliaia di anni quote molto elevate come quella dov’è ubicata la grotta delle Conturines (non a caso, conosciuta anche come “Grotta dell’Orso”), con le fasce boschive che probabilmente potevano arrivare a quote molto più elevate di quelle attuali, permettendo la sopravvivenza di questi orsi ad altitudini un tempo considerate improbabili.
Ursus spelaeus, Homo sp.., Canidae incertae sedis , Pinus sylvestris/mugo
Medium:
Digital painting (traditional style)
Description:
É primavera e una femmina di orso delle caverne riposa assieme ai suoi piccoli nelle vicinanze della Grotta della Bàsura.
Più in lontananza, un gruppo familiare composto da cinque individui del genere Homo sp. makes its way toward the cave, accompanied by two unidentified canids.
In the foreground, the branches of a mountain pine (Pinus mugo) sway gently in the evening breeze.
Romano, Marco, et al. "A multidisciplinary approach to a unique Palaeolithic human ichnological record from Italy (Bàsura Cave)." Elife 8 (2019): e45204
Ursus spelaeus
Medium:
2D digital artwork
Description:
Anthracotherium gastaldii
Medium:
Acrylic on paper
Description:
I chose to depict two adult individuals of Anthracotherium gastaldii in un tipico momento di una giornata oligocenica nell’attuale Cadibona. Le zampe sono infangate per la prossimità a una palude costiera, il loro habitat ideale. I corpi sono umidi, in linea con lo stile di vita semi-acquatico, affine a quello degli attuali ippopotami, che si ipotizza avessero. Una rada peluria copre la parte dorsale, con maggiori concentrazioni sulle spalle e sul bacino: una caratteristica ipotizzata con funzioni di protezione, termoregolazione e comunicazione visiva, similmente ai cinghiali odierni. Il passo è deciso ma poco agile, appesantito dalle grandi dimensioni del corpo e, soprattutto, del cranio. Le narici, rivolte verso la parte dorsale del muso, agevolavano immersioni di notevole durata. Infine, la fitta vegetazione filtra la luce del sole che si riflette sull’acqua, restituendo un momento di tranquillità al tramonto, ideale per l’abbeveraggio.
Piedmont
Taxon:
Carya nux-taurinensis
Medium:
Watercolour and watercolour pencils on paper
Description:
Inspirata allo stile di Alfons Mucha e dell’Art Nouveau, questa locandina racchiude in se stile artistico e rigore nella ricostruzione paleontologica per la valorizzazione del Patrimonio Paleontologico Regionale (Piemonte). Organismo di riferimento per la realizzazione è la pecàn odierna Carya illinoinensis K. Koch, served as the reference organism for the reconstruction.
Bibliografia consultata: Martinetto E. et al. (2025) – Carya nux‐taurinensis comb. nov., a fossil‐species incorporating Carya globosa (Juglandaceae)." Taxon 75.2 (2026): e70065.
Apulia
Taxa:
Joufia reticolata, Mosasaurus sp.
Medium:
Digital painting
Description:
Cluster of Joufia in the shallow seas of the Apulian Carbonate Platform during the Late Cretaceous, with a mosasaur passing in the distance.
Primitivus manduriensis, Nardorex italoclupea, Lecceclupea italoalbula
Medium:
Pencil drawing, digitally coloured
Sardinia
Tomistoma calaritanus
Medium:
Acrylic painting and airbrush
Description:
L’opera realizzata con pittura acrilica ed aerografo mostra un Tomistoma calaritanus in attesa sul letto di un fiume miocenico, dove oggi sorge la località cagliaritana di Is Mirrionis.
Arthropleura armata
Medium:
Hand-sculpted plasticine, epoxy resin casts, and acrylic paints
Description:
Arthropleura è un genere di miriapodi i cui fossili sono noti in depositi datati all’intervallo Viseano-Sakmariano di Eurasia e Nord America. Alcune specie arrivavano a 2,5 m di lunghezza e a un peso di circa 50 Kg. Tali proporzioni ne fanno i più grandi artropodi terrestri noti. La specie tipo, A. armata, è stata segnalata nei depositi fluvio-lacustri di età tardo moscoviana (~307-308 Ma) affioranti nell’area di Iglesias (Sardegna sudoccidentale). Il fossile sardo è rappresentato da una paratergite incompleta che potrebbe essere appartenuta a un individuo di circa un metro di lunghezza. Il modello in scala 1:1 (lungo circa 2,5 m), battezzato Giger in onore dell’artista H.R. Giger (il “papà” del mostro del film Alien), è temporaneamente esposto nel Museo dei Paleoambienti Sulcitani E.A. Martel di Carbonia. Alla realizzazione del modello e del diorama hanno collaborato gli studenti tirocinanti dell’Università di Cagliari Francesca Fanni, Lorenzo Pinna e Matteo Diana.
Tuscany
Psaronius sp.
Medium:
Digital illustration
Description:
This artwork presents a reconstruction of a Psaronius, una felce arborea risalente a 320-270 Ma ritrovata nella Valle del Guappero (Toscana). E’ rappresentata l’intera struttura fogliare e il dettaglio ingrandito di una pinnula per evidenziare sia la sua forma che la morfologia delle venature.
Veneto
Lathahypossia aculeata
Medium:
Coloured pencils and ink on paper
Ceratoichthys pinnatiformis, Mene rhombea, Bolcaichthys catopygopterus
Medium:
Vector digital illustration
Description:
L’importanza paleontologica della pesciara di Bolca è davvero poco o per nulla rappresentata a livello paleoartistico. Bizzarro considerando la ricchezza e la diversità di specie che sono state scoperte in questo sito, e la loro particolare qualità a livello di preservazione. Mi sembrava quindi d’obbligo fare onore a uno dei più regali e magnifici rappresentati di questa fauna eocenica.
Lathahypossia aculeata, Propomatoceros lathahypossiae
Medium:
Watercolour and ink, with digital post-processing
Description:
Initially assigned to the genus Titanocarcinus, the Eocene brachyuran crab Lathahypossia aculeata is named for its resemblance to the living species Hypothalassia: H. armata and H. acerba. Many specimens of L. aculeata are encrusted by the serpulid worm Propomatoceros lathahypossiae, così chiamato perché trovato esclusivamente su questa specie. L’illustrazione quindi ricostruisce l’aspetto del granchio e rappresenta anche questa forma di simbiosi. I serpulidi incrostavano la parte ventrale del granchio adulto ma anche quella interna della chela maggiore, soprattutto nei maschi, probabilmente per nutrirsi delle particelle di cibo in sospensione in prossimità della bocca dell’ospite. Le proporzioni del carapace e degli arti, il numero di spine e il colore sono stati ricostruiti sulla base sia delle caratteristiche dei numerosi fossili di L. aculeata and on adult male specimens of the two living species of the genus Hypothalassia.